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Il
Memorial
podistico intitolato a Luciano
Curnis è ormai giunto alla sua
sedicesima edizione. Se, dopo tante
edizioni, si è nel corso degli anni
affermato come appuntamento fisso e
apprezzato, significa che il suo clima e la
sua atmosfera rispecchiano i valori e le
convinzioni di chiunque creda nello sport.
Il merito di tale successo va attribuito
all’attività degli amici di Luciano, che
ogni anno in forma nuova raccontano a molte
persone che cosa sia lo sport nella sua
realtà più alta. Ad animare la costanza
degli organizzatori è soprattutto la
coerenza nei confronti dell’eredità
culturale dello sportivo che di anno in anno
viene ricordato. Così si spiega che la gara
in memoria di Luciano Curnis sia riuscita a trovare precisa collocazione
tra gli appuntamenti podistici canavesani, e
quindi sia
divenuta un momento di riferimento per
numerosi corridori e sportivi. Ogni anno ha
i suoi vincitori, le proprie particolarità,
le amicizie vecchie e nuove, gli aneddoti da
ricordare; ma l’edizione del 2010 si è
caratterizzata soprattutto per la presenza
di ben venti Alpini che hanno partecipato
alla gara: un’attenzione che ha fatto
molto piacere agli organizzatori, come anche
a tutti gli altri partecipanti, in sintonia
con la biografia dello sportivo che si
ricorda: anche Luciano era stato Alpino, e
aveva sempre rispettato questa appartenenza.
Tantissimi
sono dunque gli amici e i conoscenti di
Luciano che salgono puntualmente a Bienca
per ricordarlo, ritrovarsi e condividere le
stesse esperienze (per esempio i momenti più
significativi della corsa a piedi locale,
cui Luciano partecipava abitualmente: primo
fra tutti l’Ivrea-Mombarone, poi il giro
dei Cinque laghi, le corse di Calea e di
Caravino e molte altre, in Piemonte come in
Valle d’Aosta). Del resto, il percorso di
questa corsa di Bienca, ambientata tra
montagna e collina, è stato suggerito dallo
stesso Luciano, e rispecchia il tragitto del
suo abituale allenamento, elaborato in tanti
anni di combinazioni e incroci di distanze
diverse, tra le stradine nelle campagne di
Chiaverano e di Montalto.
Percorrere
di nuovo questo spazio collinare così
immerso nella quiete e nei silenzi, scandito
da sentieri che segnano la tenacia di tanti
uomini e del loro cammino (troppe volte
breve e doloroso), significa poter
comprendere e apprezzare ancora la lezione
di vita, tutta tesa verso la libertà, di
uno sportivo come è stato Luciano Curnis.
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